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Presentazione alla Biblioteca dei Frati


La gravità della situazione internazionale, la concreta minaccia di una prossima guerra dalle conseguenze devastanti non solo per le popolazioni colpite ma per l'intero equilibrio mondiale, la convinzione che dietro le dichiarazioni ufficiali si celino interessi politici, strategici ed economici di enorme portata: queste alcune delle ragioni che ci hanno spinto ad intervenire pubblicamente, per esprimere con fermezza il nostro dissenso.

Rispetto alle guerre che hanno segnato gli anni recenti, almeno a partire da quella del Golfo in avanti, riteniamo che quella attuale, non ancora dichiarata ma già in frenetica preparazione, presenti un grado di assurdità e di pericolosità ancora maggiore. Il concetto di "guerra preventiva", che l'attuale presidenza americana intende imporre al mondo, apre infatti uno scenario terrificante, stravolge completamente l'assetto dei rapporti internazionali, e sostituisce il faticoso sforzo delle soluzioni politiche con la legge del più forte. Il consunto aforisma che vorrebbe definire la guerra come "la continuazione della politica con altri mezzi" non è mai stato di nostro gradimento; ma oggi risulta palesemente fuorviante. Al contrario, la guerra è un'alternativa netta alla politica, cioè all'uso della ragione e del dialogo. Solo una seria attività politica potrebbe realmente cercare di risolvere i problemi e le tensioni che dilaniano il Medio Oriente, a partire dalla questione palestinese e dai rapporti dello stato di Israele con il mondo arabo. Invece, come tutti sanno o dovrebbero sapere, la continua elusione di questi problemi da parte delle grandi potenze si è accompagnata con una strategia desolante che adesso sta producendo i suoi frutti più nefasti: sostenere questa o quella fazione, economicamente e militarmente, armarla, renderla micidiale, asservirla ai propri interessi, per poi scoprirla improvvisamente nemica, e doverla combattere.

Ma un'altra novità ci sembra caratterizzare il momento presente: l'opinione pubblica occidentale, e una parte considerevole delle stesse forze politiche europee e statunitensi, sono scettiche sulla reale necessità di scatenare una guerra. Il dissenso non nasce soltanto dal pacifismo tradizionale, e neppure ha una precisa connotazione ideologica; nasce invece dal buon senso collettivo, dalla riflessione quotidiana di donne e uomini che hanno imparato a diffidare delle parole d'ordine, delle versioni ufficiali, della propaganda imperiale potentemente orchestrata. E che si interrogano sul significato di una nuova guerra: sul suo significato etico, sul suo significato politico. Sulle sue conseguenze.

Per questo crediamo opportuno far sentire anche la nostra voce, vincendo l'imbarazzo e il senso di sfiducia e di impotenza: non vogliamo rivolgere il solito "appello" al Governo, ma invitare tutti alla riflessione, al dialogo. Se la guerra potrà essere evitata, e noi lo speriamo, questo avverrà grazie alla pressione dell'opinione pubblica, all'intelligenza di ogni individuo. Gli artisti e gli scrittori che hanno deciso di sottoscrivere questo manifesto, e gli altri che lo sottoscriveranno in futuro, credono che il compito dell'arte e della letteratura sia anche quello di sostenere la riflessione e il confronto critico tra le persone. Sanno che ogni manifesto, ogni appello, ogni dichiarazione pubblica possono sembrare inutili, e persino ridicoli. Ma credono che in questo momento il silenzio risulterebbe soltanto colpevole.


 
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