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In piazza i Pali della pace
‘Noi ci opponiamo alla guerra. Ogni istante della nostra vita, ogni gesto che dà un senso alla nostra esistenza, ogni tentativo di intelligenza,
d’amore, d’amicizia, di creatività, ogni molecola del nostro essere si ribella all’idea della guerra’. Così incominciava
l’appello-manifesto degli Artisti per la pace all’alba dell’ultimo intervento armato in Iraq. La guerra alcuni mesi dopo l’azione pubblica
di protesta fu scatenata. E poi, al costo di migliaia di vite umane, ufficialmente dichiarata chiusa. Il conflitto in Iraq non è tuttavia concluso. Accanto
ad esso numerosi altri conflitti, molti dei quali dimenticati. E un atteggiamento da parte di innumerevoli governi che spiana il terreno ad azioni terroristiche,
a nuovi scontri, che allontana – in nome della ‘sicurezza nazionale’ – giustizia e pace. Gli Artisti per la pace tornano allora a farsi
sentire. Lo fanno rispondendo a un invito, quello della città di Locarno per la commemorazione di due eventi di ‘guerra’ e ‘pace’
che ebbero la cittadina quale loro scenario: il 450esimo anniversario della cacciata della comunità dei Riformati e l’80esimo della Conferenza di
Locarno. Non un manifesto, questa volta, ma dei pali della pace, fatti propri dagli artisti e offerti alla comunità. Le opere dal 6 al 16 ottobre saranno
esposte in Piazza Grande. Per dare seguito alla ribellione alla guerra, per costruire la pace.
Il rifiuto della Guerra
Gli Artisti per la pace si erano riuniti per la prima volta nell’autunno del 2002, nell’imminenza della guerra in Iraq, per la realizzazione del manifesto.
A corredare il testo contro la guerra e per la pace, scritto dal poeta Fabio Pusterla, vi erano le firme di letterati, pittori, scultori, musicisti, uomini e donne
di cultura. Il manifesto era però volutamente neutro: senza un accenno esplicito alle intenzioni anglo-statunitensi. Perché l’opposizione alla
guerra va oltre l’Iraq. È rifiuto di ogni ingiustizia, di ogni guerra, di ogni conflitto armato.
‘Sicurezza’ nazionale, insicurezza globale
Sono stimate a oltre 25 mila solo le vittime civili dall’inizio dell’intervento armato a oggi in Iraq. Sono centinaia di migliaia le vittime, ogni anno,
dei conflitti armati sul pianeta. E i governi ci mettono sempre più ‘del loro’. Il rapporto 2005 di Amnesty International punta il dito proprio
contro i vertici degli Stati e stigmatizza quello che definisce il nuovo ‘ordine del giorno’ mondiale: numerosi governi, accusa, sono rei di tradire
promesse fatte nel campo dei diritti umani, conducendo piuttosto una politica della paura e dell’insicurezza e addirittura violando, in nome della
‘sicurezza’, lo Stato di diritto. Una strategia, questa, che nel 2004 ha fatto incrementare notevolmente le vittime delle crisi sociali e dei
conflitti dimenticati. Amnesty, oltre l’Iraq, cita il Darfur (dove il governo sudanese ha provocato un disastro in materia di diritti umani e la
comunità internazionale ha risposto in maniera assolutamente inadeguata), Haiti (dove persone che hanno inferto gravi colpi ai diritti umani hanno poi
potuto tranquillamente ‘riallacciare’ con il potere), la Repubblica democratica del Congo (dove nulla è stato fatto per mettere fine alle
violenze sistematiche su decine di migliaia di donne e bambini), l’Afghanistan (dove è cresciuta sensibilmente l’instabilità), lo
Zimbabwe (dove le autorità hanno sfruttato la crisi alimentare per fini politici), Israele (che ha proseguito nell’erezione del muro all’interno
della Cisgiordania ignorando il parere negativo della Corte internazionale di giustizia), gli Stati Uniti (che hanno evitato accuratamente un’inchiesta
approfondita sulle violenze del carcere di Abu Ghraib, tentando contemporaneamente di imporre una nuova definizione, edulcorata, di tortura). Aumenta l’impegno
quanto a ‘sicurezza nazionale’ da parte dei singoli paesi (con l’incremento delle spese militari, che hanno quasi raggiunto, nel mondo, i mille
miliardi di dollari l’anno) come denuncia a sua volta il rapporto State of the world 2005 del Worldwatch Institute, diminuisce però la sicurezza umana,
la sicurezza globale: con uno sgretolamento del tessuto sociale, ambientale, economico di innumerevoli aree del globo.
La Pace come dialettica
Un’altra, allora, non quella delle armi, la strada verso la sicurezza, la giustizia, la pace. Ed è nella ricerca e nella definizione di questa strada
che i due eventi storici ricordati in questi giorni a Locarno possono aiutare. La cacciata dei Riformati dalla città, avvenuta formalmente il 3 marzo del 1555
ad opera dei cantoni confederati sotto la spinta di quelli cattolici, può essere considerata un atto di guerra. Il protestantesimo, approdato a Locarno con i
profughi dall’Inquisizione milanese e portato anche da persone del posto che erano state all’estero, era inizialmente stato favorito da landfogti dei
cantoni protestanti, che governavano a turno con quelli dei cantoni cattolici il sud delle Alpi. Aveva però presto irritato il mondo cattolico, che
provocò l’esodo. La comparsa dei riformati tuttavia non sarebbe dovuta essere osteggiata. La pace è dialettica, è scontro col
‘nemico’, non la sua eliminazione. L’espulsione del ‘nemico’ dalla società è intolleranza, discriminazione,
soffocamento del dialogo. Una società ‘pacificata’ – all’interno della quale il nemico è stato eliminato – si
ritroverà in qualche modo unita, pronta a rivolgersi contro altre società a loro volta ‘pacificate’. È la guerra, la logica
della guerra.
La Conferenza di Locarno, che si tenne dal 5 al 16 ottobre del 1925, sancì il ‘superamento’ dei conflitti rimasti dalla prima Guerra mondiale tra
Francia e Germania. Quelli subito successivi alla guerra erano stati anni di grandi tensioni, in particolare per la questione delle ‘riparazioni’ che la
Germania doveva alla Francia. Con i trattati e le convenzioni noti nel loro complesso come il Patto ci fu un riavvicinamento tra i due paesi. Nello ‘spirito di
Locarno’ seguirono altre mosse da entrambi i fronti sulla via della conciliazione. Conciliazione dunque. Ma non vera pace. E la storia, di lì a pochi anni,
lo avrebbe dimostrato. Il Patto del 1925 è allora simbolo non tanto di pace, quanto di ‘pacificazione’, quello stesso concetto che si ritrova spesso
nella storia: nella pax romana, ma anche nel Medio Oriente ‘pacificato’ di Bush. Diversa, di nuovo, la logica della ‘vera pace’. Della pace che
elabora politicamente il ‘nemico’, che riconosce il valore del diverso.
Gli artisti si espongono
Gli Artisti per la pace, di fronte allo spirito di guerra dimostrato da Stati Uniti e Gran Bretagna nel 2002, reagirono, oltre che con il manifesto, con
un’iniziativa di coinvolgimento: un cubo di due metri che fece il giro della Svizzera italiana e del nord d’Italia e sulle cui pareti ogni
‘visitatore’ poté apporre la propria firma e riflessioni sulla guerra. Una sorta di globo terrestre deformato, spigoloso, irrigidito, a
significare – notò qualcuno – lo shock, la stasi, il congelamento delle forze vitali di fronte al potenziale e poi reale sconquasso portato
dall’uomo. L’opera venne alla fine tagliata, venduta, e il ricavato venne destinato ad Emergency. Gli artisti, allora, si erano fatti da parte quanto
alle singole poetiche, si erano limitati ad offrire la propria firma lasciando parlare l’evento.
Questa volta – tornando a richiamare l’arte a un impegno politico – gli artisti hanno invece deciso di scendere in campo singolarmente: si espongono,
‘ripristinano’ le singole creatività, le scuole estetiche, il dialogo, il confronto, quella dialettica stessa che costituisce il fondamento della
pace. Ogni artista il 6 ottobre 2005 porterà in Piazza Grande a Locarno un ‘palo’ di legno: che ha elaborato, trasformato, a cui ha incorporato
la propria lettura della realtà, la propria riflessione sulle guerre. I pali verranno posati nelle pietre forate rimaste nel selciato, usate un tempo per le
bancarelle del mercato. Affonderanno così le loro radici nel passato, entreranno in modo non ‘invasivo’ nella tradizione della città.
Perché non si dimentichi ciò che è stato. I pali si ergeranno però al tempo stesso verso il cielo, verso l’ignoto, in direzione
di un’alternativa di pace. Rimarranno in piazza dieci giorni, fino al 16: esposti al pubblico, al dialogo. Verranno infine donati alla città di Locarno.
Perché rimangano a ricordare che la ribellione alla guerra e la ricerca di pace non sono terminate.
Sito internet
In occasione della manifestazione viene inaugurato il sito internet ufficiale degli Artisti per la pace
www.artistiperlapace.org (curato da Pixelized.ch Sagl, di Marco Cortesi). Informazioni a info@artistiperlapace.org
Sarah Bernasconi, addetta stampa degli Artisti per la pace |
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